C'è un paradosso silenzioso che attraversa le aule di oggi.
Da un lato, l'intelligenza artificiale offre possibilità straordinarie: riassunti pronti, problemi risolti in pochi passaggi, traduzioni impeccabili, risposte corrette su qualsiasi tema.
Dall'altro, qualcosa sembra sfuggire: lo spazio dell'errore.
Cultura viva
Scorri, ascolti, ti emozioni per un attimo, poi passi oltre.
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Accanto al latte, agli assorbenti e alle merendine, oggi trovi anche un romanzo.
Lo prendi al volo, lo metti nel carrello, costa meno di un piatto pronto.
È questa la nuova frontiera dell'editoria popolare: la grande distribuzione organizzata che ospita la narrativa.
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Viviamo immersi in un flusso continuo di contenuti. Notifiche, articoli "mordi e fuggi", pillole visive e titoli sensazionalistici ci rincorrono su ogni piattaforma. Eppure, qualcosa si sta muovendo nel sottosuolo editoriale: le riviste culturali stanno tornando. E lo stanno facendo con forza.
Ogni anno milioni di spettatori si riuniscono – fisicamente o virtualmente – per assistere all'Eurovision Song Contest, un evento che unisce nazioni, lingue, stili e generi nel nome della musica. E ogni anno si riapre il dibattito: è solo un grande circo kitsch o è qualcosa di più?










