Disamistade: nascere dentro una storia che non ti appartiene

16.01.2026

Ci sono romanzi che accompagnano il lettore dentro una vicenda.

E romanzi che lo costringono a entrare in un clima, in una pressione, in una ferita.

Disamistade di Alice Piras appartiene chiaramente a questa seconda categoria.
Fin dalle prime pagine, il libro non si limita a presentare personaggi e ambienti, ma costruisce un mondo emotivo preciso: una terra aspra, una famiglia segnata, una memoria che non consola. La narrazione non invita a "seguire una trama", ma a sostare dentro un'eredità.

Un'eredità che non è fatta di beni o di racconti, ma di dolore.

Un'infanzia senza neutralità

Nel mondo di Disamistade non esiste un'infanzia neutra.
Non esiste uno spazio in cui crescere prima di essere qualcosa.

La protagonista nasce già dentro un sistema di significati che la precede: lutti, colpe, nomi, leggi non scritte, fratture mai ricomposte. Prima ancora che possa scegliere, le viene assegnato un posto. Prima ancora che possa desiderare, le viene consegnato un debito.

La narrazione lavora a lungo su questo punto: non mostra semplicemente una crescita difficile, ma un'educazione emotiva costruita attorno a un'assenza. Un morto che resta più vivo dei vivi. Un dolore che non si ritira, ma organizza.

Il romanzo non chiede al lettore di compatire.
Gli chiede di guardare come si forma un'identità quando l'origine non è accoglienza, ma mandato.

Quando il dolore diventa struttura

Uno degli elementi più forti del testo è il modo in cui il lutto smette di essere evento e diventa sistema.

Non è qualcosa che "è successo".
È qualcosa che regola i rapporti, il linguaggio, i silenzi, le aspettative.

In Disamistade il dolore non è un sentimento individuale, ma una forza collettiva. Abita la famiglia, attraversa la comunità, si deposita nei gesti quotidiani. Viene trasmesso, giustificato, normalizzato.

E così il romanzo apre una domanda che non riguarda solo i suoi personaggi, ma chi legge:
cosa accade quando una ferita non viene attraversata, ma trasformata in identità?
Quando il trauma non cerca elaborazione, ma continuità?


Un mondo che precede le persone

La scrittura di Alice Piras costruisce un ambiente che non fa da sfondo, ma da matrice. La terra, i codici arcaici, le relazioni familiari, il peso della tradizione non sono elementi decorativi: sono forze narrative.

I personaggi non si muovono dentro questo mondo.
Ne sono mossi.

È un universo in cui l'appartenenza pesa più dell'individuo, in cui il sangue ha più valore della voce, in cui il passato non è memoria ma autorità.

Dentro questa cornice, ogni gesto, ogni legame, ogni attrito assume un significato che va oltre il singolo episodio. Anche le relazioni più intime vengono lette, assorbite, reinterpretate dal sistema più grande in cui avvengono.

Il romanzo non spinge mai verso la semplificazione. Non oppone buoni e cattivi. Mostra piuttosto come si formano certi sguardi, come si educano certi sentimenti, come si eredita una visione del mondo prima ancora di averne una propria.

La domanda che resta aperta

Senza entrare negli sviluppi della storia, Disamistade pone al lettore una questione che attraversa tutta la narrazione come una corrente sotterranea:

che spazio resta per una persona quando nasce dentro una storia già scritta?

Non è una domanda narrativa, ma esistenziale.
Non riguarda cosa accadrà, ma cosa è già stato deciso.

Il romanzo non accompagna verso una risposta, ma costringe a restare in questa tensione: tra appartenenza e identità, tra eredità e possibilità, tra ciò che viene consegnato e ciò che potrebbe nascere.

Uno sguardo che non consola

Disamistade non chiede di essere letto in fretta.
Chiede piuttosto di essere attraversato.

Di osservare come nasce un'identità quando non viene nutrita, ma incaricata.
Come il dolore, quando non trova parola, si organizza in struttura.
Come una storia familiare può diventare una gabbia prima ancora di essere un'appartenenza.

Non è un romanzo che spinge verso una reazione immediata, ma verso una sosta.
Verso uno sguardo più lento, capace di cogliere non solo ciò che accade, ma ciò che viene trasmesso.

E forse è proprio lì che il libro colpisce più a fondo:
non in ciò che mostra, ma in ciò che costringe a riconoscere.

Biografia autrice

Alice Piras è nata a Cagliari nel 1990 e vive in provincia di Cagliari. Ha una formazione come agente di viaggi.

Nel suo percorso di scrittura, alcuni suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie, tra cui Contos de Sardigna – Pedra Ischidada (Catartica Edizioni), I racconti del Clepsamia (VJ Edizioni, Milano) e Il dialogo (MUP Editore).

Con altri racconti ha ottenuto importanti riconoscimenti: terzo premio al Concorso Letterario Anselmo Spiga 2022, quinta classificata al Premio La Quara 2024, primo premio al Concorso Bruno Rombi 2025 e finalista al Premio Giulio Angioni 2025.

Malasorte, suo secondo romanzo inedito, ha ricevuto una menzione d'onore al Settimo Concorso Letterario Tre Colori 2025.
Disamistade, pubblicato da Edizioni Montag, è il suo primo romanzo.