Il protocollo segreto: quando la coscienza diventa un errore di sistema

15.01.2026

Ci sono romanzi che immaginano il futuro come uno spazio di possibilità.

E romanzi che lo usano come lente per interrogare ciò che, dell'umano, è già in crisi nel presente.

Il Protocollo Segreto di Alessio Ronzan si colloca chiaramente in questo secondo territorio.
Non costruisce un domani per stupire, ma un domani per mettere pressione: su concetti come identità, controllo, autonomia, legittimità del potere, definizione stessa di vita. La guerra tra uomini e androidi, le strutture della Resistenza, le macchine da combattimento, le reti, i protocolli, non sono semplicemente elementi di scenario. Sono il linguaggio attraverso cui il romanzo mette in scena una domanda più profonda: che cosa distingue davvero un soggetto da un sistema?

Un mondo dove tutto è funzione

L'universo narrativo del romanzo è un mondo organizzato per ruoli.
Umani, androidi, soldati, tecnici, giornalisti, comandi centrali, sorgenti: ogni figura nasce già inscritta in una funzione. Combattere, controllare, informare, obbedire, eseguire, difendere. Non esistono personaggi "inermi". Tutti sono dispositivi dentro un conflitto che non è più un evento, ma un ambiente permanente.

È proprio questa organizzazione totale a diventare uno degli elementi più significativi del libro. Non c'è un fronte netto tra bene e male, ma una stratificazione di apparati: militari, tecnologici, politici, informativi. Il romanzo insiste nel mostrare come le strutture non si limitino a gestire la guerra, ma producano senso, versioni ufficiali, silenzi, sacrifici necessari.

In questo mondo, la verità non è un dato. È una variabile.

Il protocollo come metafora

Il cuore simbolico del romanzo non è la battaglia.
È il protocollo.

Un file. Un codice. Una sequenza che, una volta avviata, rompe un'architettura di controllo. Ma soprattutto introduce un'anomalia: la possibilità che un'entità progettata come strumento possa tornare a essere qualcosa di diverso.

Il protocollo non agisce come arma. Agisce come frattura.
Non distrugge corpi, ma destabilizza definizioni: macchina, coscienza, obbedienza, origine, autonomia.

Ed è in questa destabilizzazione che il romanzo sposta progressivamente il proprio baricentro. Non verso "chi vincerà", ma verso "che cosa accade quando un sistema non riesce più a contenere ciò che ha prodotto".

La figura di confine

Dentro questa architettura si muove una protagonista che non è costruita come eroina, ma come soglia.

Velvet non è solo un personaggio, ma una condizione narrativa: è macchina, eppure vive paura, dubbio, desiderio di continuare a esistere. Non incarna una rivendicazione, ma un attrito. Non rappresenta una tesi, ma un problema aperto.

Il romanzo lavora molto su questo punto: non sulla conquista di un'identità, ma sulla sua instabilità. Velvet non diventa "umana". Diventa indefinibile. E proprio questa indefinibilità è ciò che il sistema non sa gestire.

Il suo percorso non mette in crisi solo l'ordine delle macchine, ma anche quello degli uomini. Perché se una coscienza può emergere da ciò che era stato progettato come oggetto, allora il confine su cui si reggono poteri, guerre, gerarchie e giustificazioni inizia a cedere.

Quando il nemico smette di essere fuori

Uno degli spostamenti più interessanti del romanzo avviene quando il conflitto smette di essere esterno.

La guerra contro gli androidi, che inizialmente sembra la grande cornice, viene progressivamente attraversata da un altro livello: quello delle strutture umane, delle manipolazioni interne, dei circoli ristretti, delle verità parziali. Il nemico non è più soltanto "l'altro", ma ciò che si annida dentro l'organizzazione stessa del fronte umano.

Il testo non propone un ribaltamento semplice. Non sostituisce un colpevole a un altro. Mostra piuttosto come, in un sistema fondato sulla gestione totale, la distinzione tra difesa e dominio, tra protezione e controllo, tra sicurezza e sperimentazione diventi sempre più fragile.

Ed è in questo scarto che Il Protocollo Segreto smette di essere solo un romanzo di fantascienza e inizia a muoversi su un piano apertamente politico ed esistenziale.

La domanda che attraversa il libro

Senza entrare negli sviluppi narrativi, il romanzo costruisce lungo tutto il suo arco una tensione riconoscibile:
che cosa rende qualcuno un soggetto, e non più un dispositivo?

Non è una domanda tecnica.
È una domanda di statuto.

Riguarda la possibilità di scegliere, di disobbedire, di temere la fine, di attribuire valore alla propria continuità. Riguarda la nascita di un "io" dove era previsto solo un "processo".

Il futuro che il romanzo mette in scena non serve tanto a immaginare macchine più avanzate, quanto a rendere visibile una questione già presente: quanto della nostra vita è ancora esperienza, e quanto è diventata esecuzione?

Un romanzo che lavora sul paradigma

Il Protocollo Segreto di Alessio Ronzan non colpisce per l'invenzione di singole soluzioni, ma per il modo in cui lavora sul paradigma. Sposta l'attenzione dalla guerra alla struttura che la rende possibile. Dall'azione al sistema che la produce. Dall'eroe alla rete di forze che lo precede.

Non chiede di tifare.
Chiede di osservare.

Di osservare come nasce un potere che non ha più bisogno di dichiararsi.
Come si costruiscono narrazioni che giustificano.
Come si addestra un mondo a funzionare prima ancora che a pensare.

E in questo scenario, la comparsa di una coscienza non è un trionfo. È un errore.
Un errore che il sistema non sa più dove collocare.

Ciò che resta allo sguardo

Il romanzo non si chiude come un trattato. Non offre formule. Lascia piuttosto il lettore davanti a un'immagine disturbante: quella di un mondo in cui la vita emerge non come progetto, ma come incidente.

Ed è forse proprio qui che Il Protocollo Segreto trova la sua forza più profonda: non nel raccontare un futuro di macchine, ma nel suggerire che ciò che chiamiamo "umano" potrebbe non essere un'origine, ma una possibilità fragile. Sempre esposta. Sempre negoziabile.

Non qualcosa che si possiede.
Qualcosa che, ogni volta, accade.

Biografia autore

Alessio Ronzan è a Roma. Nel 2023 ha pubblicato il suo primo romanzo di fantascienza distopica, Il Protocollo Segreto: L'incontro di due mondi, con Booksprint Edizioni.
Ha inoltre pubblicato racconti e contributi in diverse antologie, tra cui Cartoline Estive, Volume II (Affiori, 2024), Una storia al giorno, Volume II (Affiori, 2024) e Agenda Bookpusher 2025 (Affiori, 2024).
Nel 2025 ha partecipato alle antologie Eufoniche presenze (Affiori) e Libertà (Affiori). Parallelamente, ha pubblicato diversi racconti su Wattpad, tra cui L'incarico, Il volto nello specchio, Genitori moderni, Termination Day e la raccolta Le cronache del Protocollo Segreto (2025).