In viaggio per dove di Luca Cipolla

Ci sono libri di
poesia che offrono immagini.
E libri che costruiscono uno stato.
In viaggio per dove di Luca Cipolla appartiene chiaramente a questa seconda categoria.
Non si limita a proporre testi da leggere, ma organizza un clima: un movimento continuo, una sospensione, una pressione interiore. Fin dalle prime pagine non viene chiesto al lettore di "entrare in un tema", ma di sostare in un attraversamento. Il titolo stesso non indica una direzione, ma una condizione. Non una meta, ma un transito.
Qui la poesia non
serve a fermare il senso.
Serve a metterlo in cammino.
Un viaggio che non è geografico
I luoghi
attraversano l'intera raccolta: steppe, fiumi, deserti, confini, alture, città,
terre aride, approdi.
Ma non funzionano mai come ambientazioni.
Sono superfici interiori.
Ogni paesaggio diventa una forma della coscienza, ogni spazio un modo di stare nel mondo. Il viaggio non è spostamento, ma esposizione: a ciò che muta, a ciò che si perde, a ciò che non si ricompone.
La scrittura non
costruisce itinerari.
Costruisce soglie.
E il lettore non è portato "da qualche parte", ma continuamente rimesso in una posizione instabile, in cui orientarsi non significa capire, ma restare.
Quando la spiritualità non consola
Uno degli assi
centrali della raccolta è la tensione spirituale.
Non dichiarata.
Non risolta.
Non pacificata.
Nei testi emergono riferimenti al sacro, al misticismo, alla dissoluzione dell'io, alla morte come passaggio, alla coscienza come spazio mobile. Ma non c'è mai un approdo dottrinale. Non c'è un sapere che chiude. C'è piuttosto una ricerca che espone.
Qui la
spiritualità non è risposta.
È attrito.
È domanda incarnata nei corpi, nelle immagini, nelle visioni. È un movimento che non promette quiete, ma mette in crisi le forme abituali dell'identità, del tempo, del linguaggio.
La poesia non
alza lo sguardo per spiegare.
Lo inclina per attraversare.
Un linguaggio che non semplifica
La scrittura di Cipolla è densa, stratificata, visionaria. Le immagini non servono a chiarire, ma ad aprire. Natura, simboli religiosi, riferimenti culturali, percezioni sensoriali convivono senza mai stabilizzarsi in un'unica chiave.
Non è una poesia
dell'immediatezza.
È una poesia della permanenza.
Ogni testo lavora come un campo di forze più che come un messaggio. Non si esaurisce nella prima lettura, perché non è costruito per essere risolto, ma per essere abitato.
Anche per questo la scelta del bilinguismo italiano–romeno non è un dettaglio formale. Rafforza l'idea di confine, di scarto, di doppio. La lingua stessa diventa territorio di transito. Luogo in cui il senso non si fissa, ma si sposta.

Un'identità in movimento
Dentro In
viaggio per dove non si trova un io lirico stabile.
Si trova piuttosto una coscienza che si interroga, si espone, si disgrega, si
riformula.
Il soggetto
poetico non parla da una posizione.
Parla da una deriva.
E proprio per questo il libro non costruisce empatia immediata. Non chiede identificazione. Chiede presenza. Chiede al lettore di non cercare una voce da seguire, ma un'esperienza da attraversare.
Non si entra in
questo libro per "sentirsi compresi".
Si entra per essere spostati.
La domanda che attraversa la raccolta
Senza entrare nei singoli testi, In viaggio per dove lascia emergere una questione che attraversa l'intero libro come una corrente sotterranea:
che cosa resta di noi quando smettiamo di considerarci un punto di arrivo e ci riconosciamo come processo?
Non è una domanda
poetica.
È una domanda esistenziale.
E la raccolta non la conduce verso una risposta, ma la mantiene aperta, mobile, irrisolta. Come se il vero nucleo non fosse dire "chi siamo", ma osservare cosa accade quando l'identità smette di essere una forma chiusa.
Uno sguardo che chiede sosta
In viaggio per
dove non chiede di essere
letto in fretta.
Chiede di essere attraversato.
Di restare nelle
immagini.
Di non chiarire subito.
Di accettare una perdita di orientamento.
Non è una poesia
che cerca reazione.
È una poesia che costruisce condizione.
E forse è proprio qui che il libro lavora più a fondo: non in ciò che mostra, ma nello spazio che apre. Non in ciò che afferma, ma in ciò che costringe a interrogare.
Biografia:
Nato a Milano nel 1975, risiede a Cesano Boscone. Poeta e studioso di lingua romena, collabora presso varie riviste del Paese carpatico. Appassionato di viaggi e spiritualità, scrive versi sin da adolescente. Presente su una ventina di antologie letterarie, ha pubblicato finora due raccolte di poesie ("Monade-Monadi" nel 2014 con la scrittrice transilvana Melania Cuc e "Exilul-L'esilio" nel 2016). Vincitore di numerosi premi letterari, si annoverano in particolare il "Moștenirea Văcăreștilor" di Târgoviște-Romania nel 2013, il Premio Internazionale "Giovani e Poesia" di Triuggio nel 2014, il Festival Internazionale di Poesia Renata Verejanu di Chişinău-Moldova nel 2015 ed il Premio Internazionale di Poesia Città di Latina nel 2016.
