Social vietati ai minori: la Spagna spinge sulla maggiore età digitale

Non è più un'ipotesi isolata né una provocazione politica.
Negli ultimi mesi, diversi Paesi europei stanno convergendo su una stessa direzione: limitare l'accesso ai social media ai minori di 16 anni. Dopo l'Australia, che a dicembre ha introdotto per prima un divieto netto, anche la Spagna e il Portogallo hanno annunciato o presentato disegni di legge che fissano una vera e propria "maggiore età digitale".

La notizia arriva da Madrid, dove il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato l'intenzione del governo di vietare l'accesso alle piattaforme social ai minori di 16 anni, definendo l'ambiente digitale come un «Far West» in cui bambini e adolescenti sono stati lasciati troppo a lungo senza protezione. Un intervento che non riguarda solo l'età di accesso, ma che mira a colpire direttamente le responsabilità delle grandi piattaforme tecnologiche.

Il disegno di legge che la Spagna presenterà nei prossimi giorni prevede infatti un passaggio significativo: rendere penalmente responsabili i dirigenti delle piattaforme nel caso in cui non vengano rimossi contenuti illegali o che incitano all'odio. Non più solo multe alle aziende, ma responsabilità dirette per i vertici delle big tech. Una scelta che segna un cambio di passo rispetto alla regolamentazione finora adottata.

Sánchez ha parlato apertamente di una "coalizione digitale" europea, spiegando che la Spagna sta lavorando insieme ad altri Stati membri per procedere in modo coordinato verso una regolamentazione più severa e uniforme. Un segnale che indica come il tema non sia più confinato alle politiche nazionali, ma stia diventando una questione strutturale per l'Unione Europea.

Un percorso che si inserisce nel solco già tracciato dal Digital Services Act, il regolamento europeo che impone alle grandi piattaforme obblighi di trasparenza e responsabilità sui contenuti distribuiti. Le prime sanzioni, come quella inflitta a X per violazioni legate alla pubblicità, hanno mostrato che l'Unione è disposta a intervenire. La proposta spagnola spinge però oltre: non più solo responsabilità economica, ma anche giuridica individuale.

Parallelamente, anche il Portogallo ha presentato un disegno di legge che fissa a 16 anni l'età per l'accesso autonomo ai social network, prevedendo per i ragazzi tra i 13 e i 16 anni il consenso esplicito dei genitori e sistemi di verifica dell'età più stringenti. Secondo i promotori, la letteratura scientifica evidenzia rischi concreti per lo sviluppo sociale e cognitivo legati a un'esposizione precoce e non mediata alle piattaforme digitali.

Il dibattito si sta intensificando in tutta Europa. In Francia è già stata approvata una legge che vieta l'accesso ai social ai minori di 15 anni, mentre Paesi come Danimarca, Grecia e Spagna spingono per una regolamentazione estesa a livello comunitario. Al centro, sempre più spesso, non c'è solo la sicurezza online, ma la salute mentale, il tempo, l'attenzione e la capacità di costruire relazioni fuori dagli schermi.

Dietro queste misure si intravede un cambiamento culturale più ampio. Per anni il digitale è stato raccontato come uno spazio neutro, inevitabile, da attraversare il prima possibile. Oggi, invece, torna una parola che sembrava scomparsa dal dibattito tecnologico: limite. Non come censura, ma come atto di responsabilità collettiva.